Fango e detriti nel Vallo di Diano, frana causata dai recenti incendi

Nel tardo pomeriggio di ieri a San Rufo si è abbattuto un violento nubifragio, e il centro abitato è stato invaso da una valanga di detriti e fango proveniente dalla montagna.

Le cause della frana sono attribuibili al vasto incendio boschivo del 11 Luglio scorso che ha devastato il territorio con oltre 200mila euro di danni.

Due chilometri in fiamme sul Vesuvio la scorsa settimana e centinaia di roghi nel Vallo di Diana e in tutto il territorio della Campania, questo è il triste bilancio di luglio, che ha già visto bruciare oltre 150 ettari boschivi. Fuochi dolosi, appiccati da sciagurati, che mettono a rischio la sicurezza delle persone, deturpano la bellezza del nostro territorio e ne danneggiano gravemente l’economia.

Ogni ettaro di bosco distrutto dal fuoco, oltre alle ferite ambientali e paesaggistiche, comporta un aggravio in termini di costi diretti e indiretti a carico della collettività stimabile in circa 20mila euro, cifra che include, oltre i costi delle opere di spegnimento e di rinverdimento dell’area, anche lo smaltimento dei residui legnosi bruciati e il valore del materiale legnoso perduto nell’incendio.

Purtroppo dopo questi disastri, la preoccupazione più grande è rivolta alle prime violente piogge, come quella di ieri: le montagne, senza la rete di protezione delle radici e interamente ricoperta da cenere e resti d’incendio, diventa fragile e pericolosa, un acquazzone intenso potrebbe trasformare il terreno in fango e poi il fango in frana.

L’erosione del suolo risulta tanto più pronunciata quanto maggiore è l’intensità dell’incendio, la pendenza del suolo e più abbondanti le precipitazioni. L’acqua che giunge al suolo e che non viene più trattenuta dallo strato vegetale diventa acqua di scorrimento superficiale che trascina con sè particelle di terreno.

Per prevenire il dissesto idrogeologico è essenziale, dunque, il monitoraggio delle superfici montane e collinari percorse dal fuoco con lo scopo primario di individuare e perimetrare tali aree a rischio. In seconda fase sarà necessario valutare i livelli di danno e predisporre le migliori misure di sicurezza per le aree interessate, ed effettuare interventi come la messa in sicurezza e il consolidamento dei costoni rocciosi nelle aree in cui vengono rilevate parti o frammenti che soggetti al rischio di distacco e di caduta.

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