Dicono di noi “Sopralluogo al Comune di Tramonti”

Il 25 giugno scorso si è tenuto, presso il Comune di Tramonti, il soprallugo sulla SP 2 per il prosiego dei lavori di messa in sicurezza del costone franoso di cui si sta occupando Cardine srl.

Ecco il comunicato del Comune di Tramonti sui social network: «Sopralluogo, stamani, sul luogo della frana sulla SP 2 – all’altezza di Pucara – del sindaco Domenico Amatruda, del vicesindaco Vincenzo Savino, del consigliere regionale On. Luca Cascone (delegato ai trasporti e mobilità), dei vertici della Provincia nella persona del presidente Ing. Michele Strianese, dell’amministratore della Ditta Cardine srl Angelo Grimaldi, nonché dei tecnici del Genio Civile di Salerno nelle persone dell’arch. Amato Baldo e del geom. Giancarlo Giordano.

Proseguono senza sosta i lavori di messa in sicurezza del costone franoso, attraverso l’installazione di una rete antierosiva e di una rete tradizionale centrale metallica e sovrastante maglia di funi di acciaio ancorate con barre di acciaio, che saranno portati a termine entro la fine di luglio.
La rete, con il passare del tempo, sarà ricoperta da vegetazione spontanea, che armonizzerà il costone con l’ambiente circostante. La ditta provvederà, a valle, anche alla pulizia dell’alveo e al rifacimento del parapetto di protezione.

Chiediamo, inoltre, alla cittadinanza la massima collaborazione, in quanto durante i lavori di disgaggio di detriti e materiali vari, gli operai della ditta potrebbero momentaneamente interdire il transito per garantire la sicurezza degli automobilisti. Vi ringraziamo per la pazienza.»

 

Rassegna Stampa – Short Course Baronissi Marzo 2019

Lo short Course di Baronissi sul Rischio idraulico ed idrogeologico, oltre ad avere una grande affluenza ha anche ottenuto un buon riscontro mediatico.

Rassegna stampa online

Rassegna Video

In arrivo 2,6 miliardi di euro per le Regioni per il Rischio Idrogeologico

Le Regioni potranno contare su 2,6 miliardi di euro per investimenti strutturali e infrastrutturali urgenti per la mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico e l’aumento del livello di resilienza di abitazioni e strutture commerciali e produttive colpite dagli eventi calamitosi.

È stato, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM 27 febbraio 2019 (in attuazione di quanto previsto dalla Legge di Bilancio per il 2019) che assegna 800 milioni di euro per il 2019 e 900 milioni per ciascuno degli anni 2020 e 2021 ai commissari delegati o ai soggetti responsabili delle Regioni e delle Province autonome in maniera proporzionale rispetto alle ricognizioni dei fabbisogni in materia di dissesto idrogeologico.

Investimenti per la mitigazione del rischio: gli interventi finanziabili

Il DPCM specifica che i finanziamenti sono destinati ad investimenti sulle strutture di proprietà privata o strutture produttive relativi a:
– ricostruzione in sito dell’immobile distrutto;
– delocalizzazione, previa demolizione delle abitazioni/strutture distrutte, costruendo o acquistando una nuova unità abitativa/commerciale in altro sito della medesima regione se la relativa ricostruzione in sito non sia possibile;
– al ripristino, recupero e manutenzione straordinaria di opere e impianti danneggiati o distrutti a seguito dell’evento calamitoso;
– al ripristino, recupero e manutenzione straordinaria di parti comuni di opere e impianti di edifici danneggiati o distrutti a seguito dell’evento calamitoso.

Le percentuali e i limiti massimi degli aiuti variano in base all’intervento: Ad esempio, se l’unità immobiliare è destinata ad abitazione principale il finanziamento può arrivare all’80% del valore indicato nella perizia, entro i 150mila euro; se invece non si tratta dell’abitazione principale, la percentuale massima di finanziamento scende al 50%.

Per le prestazioni tecniche (progettazione, direzione lavori, etc.) la relativa spesa, comprensiva degli oneri riflessi (cassa previdenziale e IVA), è ammissibile a finanziamento nel limite del 10% dell’importo, al netto dell’aliquota I.V.A. di legge, dei lavori di ripristino degli immobili di cui alla perizia asseverata.

Nella perizia asseverata, a cura di un professionista abilitato iscritto ad un ordine o collegio, bisogna attestare una serie elementi tra cui: la sussistenza del nesso di causalità tra i danni all’immobile e l’evento calamitoso e la congruità degli interventi da effettuare.

Mitigazione rischio idraulico: al via il Piano investimenti

I commissari delegati o ai soggetti responsabili individuati devono predisporre un piano degli investimenti da realizzare entro 20 giorni per gli interventi relativi al 2019, ed entro il 31 gennaio di ciascun anno per il 2020 e il 2021. Il piano dev’essere quindi sottoposto al via libera del capo dipartimento della protezione civile e può essere rimodulato in corso d’opera in caso di esigenze straordinarie.

Una volta approvato il Piano, le risorse 2019 sono trasferite interamente nelle casse degli Enti locali per permettere l’immediato avvio degli investimenti. I fondi restanti saranno, invece, trasferiti in relazione allo stato di avanzamento dei lavori.

I commissari regionali dovranno definire, con propri provvedimenti, le procedure di raccolta, istruttoria e successiva liquidazione dei finanziamenti, anche mediante la predisposizione di appositi moduli di domanda di finanziamento e di perizia asseverata, dandone pubblico avviso, entro trenta giorni.

 

fonte Edilportale.com

La tutela del territorio, al centro dello short course di Baronissi

Il bilancio delle tre giornate dello short course dal titolo “Il Rischio Idrogeologico ed Idraulico” è estremamente positivo, tantissimi i presenti nell’aula consiliare del Comune di Baronissi.

Sala piena di Professionisti, Istituzioni, Ordini Professionali e Volontari della Protezione Civile per l’evento organizzato da Cardine e dal Comune di Baronissi.

Il Dott. Angelo Grimaldi, Presidente della Cardine SRL, promotrice dell’evento di Baronissi, ha illustrato attraverso le immagini alcuni interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e di messa in sicurezza di costoni rocciosi e pendii montani in Costiera Amalfitana e nel Cilento, grazie all’ausilio di rocciatori specializzati, che con lavorazioni su fune sono intervenuti prontamente su versanti in frana o comunque poco stabili dal punto di vista idrogeologico.

Nella terza giornata, dopo i saluti del Presidente Brigante dell’Ordine degli Ingegneri di Salerno, si sono avvicendati i seguenti relatori:

  • Giuseppe Ferrara | Architetto esperto in protezione civile Il Rischio idrogeologico-idraulico nei piani comunali di Protezione Civile
  • Angelo Grimaldi | Cardine s.r.l. I lavori di messa in sicurezza dei costoni rocciosi e dei pendii.
  • Settimio Ferlisi| Professore Associato di Geotecnica Ingegneria Civile UNISA Ingegneria geotecnica e mitigazione del rischio da frana
  • Berardino Iuorio | Responsabile del volontariato della Protezione Civile Regione Campania Il ruolo del volontariato organizzato di protezione civile nell’ambito della gestione del rischio idrogeologico-idraulico

L’evento è stato promosso per sensibilizzare la popolazione, le istituzioni ed i professionisti ad intervenire e mettere in sicurezza un territorio fragile come il nostro, prima di eventi catastrofici, poiché la buona tenuta del territorio e la prevenzione del rischio è essenziale per evitare vittime.

A partecipare la Protezione Civile regionale, la Provincia di Salerno, il Genio Civile di Salerno e tutti gli Ordini Professionali: Ordine dei Geologi della Campania, Ordine degli Ingegneri Prov. Salerno, Ordine Architetti Prov. Salerno, Collegio Geometri Prov. Salerno.

Il dott. Angelo Grimaldi sottolinea «abbiamo voluto veicolare con questo evento il messaggio della prevenzione e dei presidi territoriali in Italia e soprattutto in Regione Campania, purtroppo esclusa dal Decreto “Proteggi Italia” che prevede 11 miliardi nel prossimo triennio per interventi contro il dissesto idrogeologico. Sicuramente sarà opportuno ampliare il decreto alle regioni escluse, poiché il territorio campano è estremamente fragile e più volte e su più fronti sia stato interessato da eventi luttuosi».

Il Vescovado 7 Dicembre 2019

Furore: l’Amalfitana resta chiusa, lavori proseguiranno anche nel week-end dell’Immacolata

Il Vescovado – Venerdì 7 dicembre 2018

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Saranno necessarie almeno altre tre giornate lavorative per vedere conclusi i lavori di messa in sicurezza del costone roccioso di Furore. I rocciatori dell’impresa “Cardine” di Salerno saranno impegnati anche nel week-end nelle operazioni di bonifica della parete prospiciente la Strada Statale 163 Amalfitana che rimarrà irrimediabilmente chiusa al traffico veicolare per il ponte dell’Immacolata.
Finora sono stati sganciati numerosi massi in bilico che prima o poi sarebbero venuti giù con la complicità degli agenti atmosferici. Il fronte interessato è di circa tremila metri quadrati e a preoccupare sono le diverse fratture riscontrate nella roccia con i tecnici chiamati alle opportune valutazioni.
Perché non sarebbe da escludere la necessità di apporre reti paramassi laddove necessario. Anche se il grosso è stato fatto, si dovrà attendere ancora qualche giorno prima della definitiva riapertura dell’arteria. Un’attesa che spezza in due la Costiera ma che è a salvaguardia dell’incolumità di tutti.

 

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Conoscere Geologia “Dissesto e rischio idrogeologico: Interventi di bonifica e consolidamento di costoni rocciosi”

Articolo: “Dissesto e rischio idrogeologico: gli interventi di bonifica e consolidamento di costoni rocciosi, il caso delle barriere paramassi”

Leggi l’articolo del 6 novembre 2018

La progettazione e l’utilità delle barriere paramassi per gli interventi di bonifica e consolidamento di costoni rocciosi

Dissesto e rischio idrogeologico, parole che si sentono solo in caso di disastri avvenuti. Ma di mitigazione del dissesto e del rischio occorre parlarne sempre, anche e soprattutto in periodi di ‘’pace’’. Da dove partire? Sicuramente da particolari studi (geologici) atti a conoscere, prima di tutto, come è fatto il luogo in cui abbiamo deciso di vivere, spesso, ubicato alle falde anche di versanti costituiti esclusivamente da fronti rocciosi, senza alcuna copertura di terreni sciolti quali argille o sabbie.

Questo è sicuramente compito di un geologo che deve redigere uno studio geologico geomorfologico, è il caso di dire, ‘’a monte’’.

Fase importante dello studio geologico è il rilevamento geologico e geologico-strutturale (soprattutto nel caso di versanti costituiti da ammassi rocciosi) che permette di riconoscere il tipo di roccia, la sua forma nel contesto generale e particolare, il suo grado di degradazione e di fratturazione, in sostanza si esegue una vera e propriaradiografia.

Alla base di un buon rilevamento geologico-strutturale occorre sempre provvedere all’esecuzione di un rilievo topografico a scala adeguata, che corrisponde a una mappa, diciamo,‘’spoglia’’ della geologia, sulla quale il geologo ‘’aggiunge’’ i dati del rilevamento geologico.

Lo studio geologico-strutturale ha quindi l’obiettivo di evidenziare le eventuali condizioni d’instabilità del costone o versante investigato e soprattutto di evidenziare la presenza e le caratteristiche dei vari punti deboli che i geologi chiamano discontinuità, che possono essere i giunti di strato, le fratture e anche le più famose faglie, al fine di capire se è necessario un immediato intervento di bonifica.

Si passa, quindi, all’esecuzione di un vero e proprio progetto degli interventi e delle opere di bonifica che hanno, quindi, lo scopo di ripristinare le condizioni di stabilità del costone stesso.

In particolare, le opere mirano soprattutto alla sistemazione del fronte interessato e, solitamente, devono contemplare opere di contenimento sia a monte che a valle del costone roccioso.

Nel caso di costoni rocciosi, qualsiasi opera di bonifica deve sempre essere preceduta dal disgaggio dei massi pericolanti, da eseguire diligentemente con l’ausilio di personale specializzato ed adoperando tutte le misure necessarie di sicurezza contro eventuali franamenti verso valle del materiale lapideo e non.

A protezione di cadute di massi e terriccio dal fronte della parete rocciosa, si utilizza quasi sempre, un intervento attivo dato dalla posa in opera di una rete di acciaio zincato a maglie strette, rinforzata da cavi di acciaio zincato disposti a losanga con relativa chiodatura di fissaggio.

Un ulteriore intervento, di tipo passivo, è quello della posa in opera di barriere paramassi poste a diverse quote. Ma dove posizionare le barriere paramassi?

Ecco che entra in gioco il dettagliato studio geologico che serve, in questo caso, a capire l’ubicazione dei blocchi in procinto di caduta, la loro posizione e addirittura le loro traiettorie in caduta lungo la scarpata.

Lo studio delle traiettorie dipende da innumerevoli fattori. Infatti la geometria della scarpata, la forma del blocco in caduta e addirittura la velocità di partenza al momento del distacco dal pendio incidono in maniera rilevante sulla traiettoria di caduta dei blocchi. Addirittura su di essa incide anche quanta energia viene sprigionata per effetto degli urti durante la caduta. Questo perché quando un blocco è in caduta, può scivolare, rotolare o rimbalzare a seconda della sua forma, appiattita o arrotondata, e dell’inclinazione del pendio.

Nella realtà è molto complesso determinare puntualmente il profilo di un pendio ed individuare la forma dei diversi blocchi che potrebbero staccarsi oltre al fatto che, la geometria del pendio e la natura dei materiali affioranti, subiscono, nel tempo, modifiche, anche sensibili, per effetto, dell’alterazione della roccia, per l’accumulo di detriti nelle zone meno acclivi e per lo sviluppo della vegetazione.

È altresì difficile modellare il moto di caduta dei blocchi nei casi in cui questi si frantumino per effetto degli urti, né è possibile individuare le zone del pendi in cui si verifica la frantumazione.

A causa di tutte queste incertezze, l’analisi delle traiettorie di caduta e, quindi, la progettazione degli interventi di protezione data dalle barriere paramassi, deve essere sviluppata sulla base di un’ampia sperimentazione numerica, che consenta di indagare sui diversi aspetti del fenomeno e riconoscere i fattori principali che influenzano il moto di caduta nella particolare situazione in esame.

La geometria, la posizione e le caratteristiche prestazionali delle barriere paramassi vengono individuate sulla base dei risultati delle analisi di rotolamento massi attraverso appropriati software.

Queste analisi vengono effettuate su sezioni topografiche di pendio come rilevate in sito ed è, ovviamente, comprensibile come tali elaborazioni siano rappresentative per la sola sezione considerata. Non è possibile, infatti, valutare e prevedere a priori la dinamica morfologica dei versanti come ad esempio la crescita o l’abbattimento di alberature, piccoli smottamenti o frane, interventi antropici da parte di coltivatori delle zone a bosco, che può chiaramente avere velocità evolutive molto alte.

Vista, pertanto, la relativa affidabilità delle suddette simulazioni, le altezze e le energie che vengono solitamente adottare per le barriere paramassi sono spesso cautelativamente incrementate rispetto ai valori ricavati dai calcoli.

Le barriere paramassi sono tipicamente realizzate con strutture di intercettazione di vario tipo e vengono sostenute da montanti, funi di controvento e ancoraggi di fondazione.

Possono essere essenzialmente di due tipi, quelle senza controventi di monte che vengono installate nei casi in cui occorre ridurre le perforazioni e gli ingombri della barriera stessa, e quelle classiche, realizzate con strutture di intercettazione di vario tipo ma sostenute da montanti, da funi di controvento e da ancoraggi di fondazione.

Esempi di barriere paramassi è possibile osservarli nella fotogallery allegata, in cui sono illustrati casi di lavori di bonifica di costoni rocciosi realizzati dalla Cardine srl, impresa specializzata in questi tipi di interventi e, quindi, anche in lavori di realizzazione di barriere paramassi.

GUARDA LA FOTOGALLERY

Oltre il 90% dell’Italia è a rischio idrogeologico

Il quadro delineato dai dati dell’Ispra, che ha aggiornato la mappa sul “Dissesto idrogeologico in Italia” è davvero allarmante, infatti aumentano le superfici con alto pericolo di frane.

Il nostro Paese, a causa della sua conformazione geologica, geomorfologica e idrografica, è purtroppo già predisposta a fenomeni di dissesto. Ad aggravare la situazione incidono inoltre in grande misura: l’intensa e incontrollata urbanizzazione del territorio anche in aree a rischio e la deforestazione e l’abbandono delle zone di montagna che hanno determinato la nascita di nuove aree vulnerabili.

Oltre 3 milioni di famiglie risiedono in aree ad alta vulnerabilità, questo è quanto indicato dal rapporto ISPRA sulla condizione del terrirorio nostrano. Secondo la mappa aggiornata nella seconda edizione del Rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia”, la superficie potenzialmente soggetta a frane è aumentata del +2,9% rispetto al biennio precedente. Inoltre, il miglioramento del quadro conoscitivo effettuato dalle Autorità di Bacino Distrettuali con studi di maggior dettaglio e mappatura di nuovi fenomeni franosi o di eventi alluvionali recenti, evidenzia un aumento anche della superficie potenzialmente allagabile (+4%).

Il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila km2) e circa il 4% degli edifici in Italia si trovano in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9% in zone alluvionabili.

L’Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento hanno percentuali di comuni a rischio tra il 90% e il 100%.

[VIDEO] Consolidamento di costoni rocciosi, la scelta degli interventi

L’importanza di una buona progettazione è fondamentale anche per le imprese che eseguono lavori di consolidamento e sistemazioni idrogeologiche come la Cardine srl. Guarda la video-intervista al Dr. Angelo Grimaldi, Amministratore della Cardine srl.

Nel corso del convegno sul Dissesto Idrogeologico – Il Pianeta malato, tenutosi a Napoli il mese scorso e organizzato dall’Ordine dei Geologi della regione Campania, Conoscere Geologia ha intervistato il Dr. Angelo Grimaldi, Amministratore della Cardine srl, impresa che opera a stretto contatto con tecnici specializzati nella progettazione di consolidamenti di costoni rocciosi e di sistemazioni idrogeologiche, ed in particolare con i geologi.

I geologi, come ha ribadito il Dr. Grimaldi, “hanno un ruolo predominante… la prevenzione avviene anche con i monitoraggi e i presidi territoriali.”

Con il Dr. Grimaldi abbiamo parlato anche dell’importanza della divulgazione, fondamentale per la mitigazione del rischio idrogeologico, e della realizzazione di una buona progettazione.

GUARDA E ASCOLTA L’INTERVISTA al Dr. Grimaldi


(riprese video di Anna Santonicola, Intervista di Antonio Toscano)

Conoscere Geologia – 15 Gennaio 2017

Dissesto idrogeologico, l’importanza di una buona progettazione

L’importanza di una buona progettazione è fondamentale anche per le imprese che eseguono lavori di consolidamento e sistemazioni idrogeologiche come la Cardine srl. Guarda la video-intervista al Dr. Angelo Grimaldi, Amministratore della Cardine srl.

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Dissesto idreogeologico – Congresso Napoli 17 Dicembre

Cardine srl affiancherà l’Ordine dei Geologi della Campania durante la cerimonia di premiazione del 3° Concorso internazionale di fotografia: Il dissesto idrogeologico nel mondo “Il Pianeta malato”.

L’evento si svolgerà sabato 17 dicembre a Napoli presso l’Auditorium della Città Metropolitana a partire dalle ore 9:00 ed durante l’evento sarà presentato il calendario 2017 di cui Cardine è promotore.

Cardine srl, assieme al suo staff, sarà lieto di incontrare i geologi ed i professionisti del settore presso il proprio stand per discutere il tema su cui pone l’accento l’evento “Il dissesto idrogeologico nel mondo”. Evitare eventi di natura catastrofica, quali frane ed alluvioni, ponendo attenzione ai processi morfologici ed alle tipologie di intervento possibili sul territorio è fondamentale.

Scarica il programma dell’evento

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