Fotogallery Convegno GNGTS di Trieste

Cardine srl è stata presente, presentando i propri interventi di messa in sicurezza del costone roccioso sito nel Comune di Castel San Giorgio (SA), al 36° Convegno Italiano del Gruppo Nazionale per la Geofisica della Terra Solida (GNGTS) che si è tenuto a Trieste dal 14 al 16 novembre presso la Stazione Marittima.

Il convegno è stato suddiviso in tre temi:

  • TEMA 1: GEODINAMICA
  • TEMA 2: CARATTERIZZAZIONE SISMICA DEL TERRITORIO
  • TEMA 3: GEOFISICA APPLICATA

Durante l’evento il geologo Antonio Toscano, direttore della testata giornalistica Conoscere Geologia,  ha posto l’accento sugli interventi effettuati da Cardine srl ed ha intervistato i presenti, come dalla fotogallery in basso:

Nella giornata del 15 novembre vi è stata la presentazione del lavoro effettuato presso l’abitato di Santa Croce in Agro di Castel San Giorgio (SA), con particolare attenzione alla messa in sicurezza del costone roccioso e alla mitigazione del rischio sismico di Monte CastelloCardine srl è lieta di aver esposto il proprio lavoro assieme ai progettisti ing. Petroccelli, ing. Giaffrida e geol. Rega ed al Comune di Castel San Giorgio (SA) rappresentato dall’architetto Teresa Montefusco che ha promosso la partecipazione ed è responsabile del servizio di Protezione Civile nonché autrice e relatrice degli atti del progetto del Convegno Nazionale.

 

Cardine srl selezionata al Convegno GNGTS di Trieste

Inizia oggi il 36° Convegno Italiano del Gruppo Nazionale per la Geofisica della Terra Solida (GNGTS) che si terrà a Trieste dal 14 al 16 novembre presso la Stazione Marittima e durante il quale Cardine srl esporrà gli interventi di messa in sicurezza del costone roccioso sito nel Comune di Castel San Giorgio (SA).

Cardine srl è orgogliosa di annunciare la propria presenza a Trieste, assieme ai progettisti ing. Petroccelli, ing. Giaffrida e geol. Rega ed al Comune di Castel San Giorgio (SA) rappresentato dall’ arch. Teresa Montefusco, che ha promosso la partecipazione ed è responsabile del servizio di Protezione Civile nonché autrice e relatrice degli atti del progetto del Convegno Nazionale.

«E’ un onore, per noi di Cardine, partecipare al Convegno che è un appuntamento immancabile per geofisici, vulcanologi e geochimici.» dichiara Angelo Grimaldi, CEO Cardine srl «Saranno, infatti, centinaia gli studiosi presenti che si confronteranno sullo stato della Geofisica della Terra Solida ed è per noi una grande soddisfazione che il nostro operato sia oggetto di studio e di interesse in un evento così prestigioso.»

Durante la giornata del 15 novembre vi sarà la presentazione del lavoro effettuato presso l’abitato di Santa Croce in Agro, con particolare attenzione alla messa in sicurezza del costone roccioso e alla mitigazione del rischio sismico di Monte Castello.

L’oggetto dello studio, che verrà presentato durante il Convegno di Trieste, è la mitigazione del rischio di frana mediante la messa in sicurezza di massi instabili e fratturati, in condizioni di incipiente crollo. Con l’intervento di messa in sicurezza del versante, operato sugli ammassi rocciosi in sede, vengono esaminate le implicazioni cinematiche e dinamiche dei crolli degli ammassi rocciosi in sito. Grazie all’attività svolta da Cardine è stata messa in sicurezza un’area di circa 1000mq, dimensionando in questo modo sia il rischio frane che quello idrogeologico attivo.POSTER LAVORO

Durante i lavori sono stati effettuati rilievi geostrutturali in parete, valutazioni sulla stabilità del versante e successivamente interventi per la mitigazione del rischio al fine di mettere in sicurezza l’abitato.

Le soluzioni tecniche adottate hanno prodotto un intervento di riqualificazione ambientale e messa in sicurezza dei blocchi rocciosi incombenti sull’abitato di Santa Croce, perseguendo i seguenti risultati:

  • Mitigazione del rischio, garantendo maggiore sicurezza alla popolazione residente
  • Miglioramento in luogo, di potenziale sviluppo socio-economico, innalzandone il grado di vivibilità ed il livello di qualità della vita
  • Riqualificazione e salvaguardia dell’ambiente, mediante l’impiego di tecniche di ingegneria geotecnica per la difesa del suolo.

Poster redatto da T.Montefusco, G.Petroccelli, G.Rega.

 

Lavori di consolidamento di costoni rocciosi

Consolidamento di costoni rocciosi, quali interventi possibili

Quando si parla di frane, e in particolare di frane da costoni rocciosi, la mitigazione del rischio può essere ottenuta agendo separatamente sui fattori di rischio.

Per mitigare il rischio da frane in roccia occorre ridurre non solo la pericolosità, mediante interventi sulle cause che producono l’instabilità, ma anche la vulnerabilità, attraverso interventi di rinforzo strutturale sulle opere a rischio, o con protezioni di tipo passivo, come lo sono le barriere paramassi. Interventi di questo tipo, quindi, possono essere:

1) interventi attivi di disgaggio e decespugliamento delle pareti rocciose;

2) rivestimento delle pareti con reti metalliche rinforzate con funi e pannelli di funi;

3) imbragaggio, chiodatura e ancoraggio di massi e blocchi instabili;

4) interventi di protezione con opere di tipo passivo, date da barriere paramassi.

Minori alluvione 1954

Per non dimenticare le vittime dell’alluvione di Salerno del 25-26 ottobre 1954

L’alluvione di Salerno del 25-26 ottobre 1954 fu una grave catastrofe causata da precipitazioni meteoriche di portata eccezionale; la tragedia fu talora aggravata nelle aree interessate da disboscamenti dissennati, i quali favorirono alcuni movimenti franosi estesi e distruttivi.

La pioggia cominciò a cadere con intensità moderata dalle ore 13:00 del 25 ottobre 1954, diventando più intensa verso le ore 17:00. Le precipitazioni aumentarono sempre più fino ad assumere le caratteristiche di un nubifragio, raggiungendo la massima intensità fra le ore 20:00 e la mezzanotte, ma proseguendo poi per tutta la notte: esse furono talmente abbondanti che in meno di 24 ore erano caduti più di 500 mm di pioggia.

La zona maggiormente colpita fu quella nella regione Campania, della costiera amalfitana fino alla città di Salerno, e precisamente le città di Vietri sul Mare, Cava de’ Tirreni, Salerno, Maiori, Minori, Tramonti.

In tutto si contarono, fra morti e dispersi, 318 vittime, 250 feriti, e circa 5.500 senzatetto. Nella città di Salerno le vittime furono un centinaio e circa 100 i feriti,a Vietri sul Mare le vittime furono oltre 100, a Cava de’ Tirreni 37, a Maiori 37.

Le devastazioni furono immense: frane, voragini, ponti crollati, strade e ferrovie distrutte in più punti, case spazzate via, scantinati allagati. I danni si calcolarono superiori ai 45 miliardi di lire.

La furia delle acque causò estese frane, una delle quali, staccatasi dal pendio di un monte da poco disboscato, spazzò via il villaggio di Molina, ed un vicino ponte monumentale dell’acquedotto, chiamato “Ponte del Diavolo”.

I due torrenti Bonea e Cavaiola provenienti da Cava trascinarono a mare una tale quantità di detriti da creare l’attuale spiaggia di Vietri. Tutta la costa del salernitano cambiò il suo aspetto, risultando in numerosi punti più avanzata a causa dell’apporto di detriti.

In costiera, sopratutto a Maiori furono danneggiate le borgate alte, buona parte del centro storico ed alcuni edifici lungo il torrente Reginna il quale, ostruito dai tronchi degli alberi trascinati a valle dalle acque, erose le fondamenta dei palazzi lungo il suo corso, facendone crollare le facciate.  Nel Municipio vi è una lapide che ricorda ed elenca i nomi dei 37 morti nell’alluvione dell’ottobre 1954.

 

(fonte wikipedia)

Il territorio italiano è sempre più a rischio idrogeologico

L’ultima indagine ISPRA rivela la grande fragilità dell’Italia: oltre l’88% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico.

Negli ultimi anni l’autunno è stato spesso caratterizzato da piogge eccezionali, conseguenza dei cambiamenti climatici, che purtroppo assieme al fenomeno dell’erosione del suolo ad opera dell’uomo, insieme alla morfologia tipica del territorio italiano, rappresentano il mix letale che dà luogo purtroppo a frane, smottamenti, alluvioni.

Il nostro Paese, a causa della sua conformazione geologica, geomorfologica e idrografica, è purtroppo già predisposta a fenomeni di dissesto. Ad aggravare la situazione incidono inoltre in grande misura: l’intensa e incontrollata urbanizzazione del territorio anche in aree a rischio e la deforestazione e l’abbandono delle zone di montagna che hanno determinato la nascita di nuove aree vulnerabili.

Dall’ultimo rapporto Dissesto idrogeologico in Italia, pubblicato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) emerge infatti un quadro davvero preoccupante: la maggior parte del territorio italiano è a rischio idrogeologico. Secondo il rapporto dell’ISPRA i comuni a rischio idrogeologico sono 7.145 su 8.092, un dato assolutamente allarmante che evidenzia la necessità da parte delle istituzioni di porre massima attenzione al territorio ed effettuare interventi manutentivi di alvei e pareti rocciose, al fine di prevenire eventi franosi ed alluvionali, non infrequenti in questo periodo dell’anno.

 

 

Rischio idrogeologico incontro alla Prefettura di Salerno

Dopo i numerosi incendi che hanno colpito diverse aree della Campania durante questa estate, i comuni salernitani chiedono l’aiuto della Regione contro il rischio idrogeologico.

Proprio ieri si è tenuto presso la Prefettura di Salerno un incontro tra i primi cittadini e le istuzioni coinvolte per affrontare le problematiche del territorio in vista delle imminenti piogge, e per scongiurare frane, caduta di costoni rocciosi e straripamento di fiumi e torrenti.

Al tavolo alla Prefettura di Salerno presenti le forze dell’ordine, le istituzioni interessate ed i sindaci della costiera amalfitana e i promotori dell’evento, il sindaco di Cava dei Tirreni e il sindaco di Roccapiemonte, che a seguito degli eventi causati dalle prime piogge stagionali si sono fatti portavoce delle criticità del territorio del salernitano.
Salerno PrefetturaAll’incontro anche il Comune di Salerno e diversi comuni dell’Agro Nocerino Sarnese, tutti consapevoli che i comuni come istituzione territoriale principale debbano farsi carico della problematica locale, ricevendo però il supporto di altri enti preposti al controllo del territorio ed alla sicurezza pubblica.

Intanto anche alla Prefettura di Caserta l’incontro tra comuni ed istituzioni durante il quale sono stato affrontate le criticità che ancora impediscono la riapertura di diversi plessi scolastici dislocati su tutto il territorio provinciale.

Terremoto ad Ischia, è possibile prevenire i disastri sismici?

L’Italia è soggetta al rischio sismico, idrogeologico e vulcanico, e il recente disastro ad Ischia, evidenzia la necessità di una sempre più accurata conoscenza del nostro territorio.

La prevenzione del rischio è fondamentale su tutto il territorio italiano , ma per poter cautelarsi al meglio dai pericoli simici, idrogeologici e vulcanici è essenziale la conoscenza accurata della nostra penisola.
Nonostante gli scarsi strumenti a disposizione ad inizio ‘900, la necessità di evidenziare le aree sismiche in Italia era chiara ai tecnici del tempo, tanto da creare una mappa (vedi foto) con le aree in cui erano più frequenti i terremoti.

Oggi l’Istat e Casa Italia hanno pubblicato la mappa dei rischi dei comuni italiani, una sezione online dedicata al quadro informativo integrato sui rischi naturali in Italia.
I dati sul rischio sismico, idrogeologico e vulcanico sono corredati da informazioni demografiche, abitative, territoriali e geografiche per ciascun comune italiano.

L’obiettivo è quello di fornire variabili e indicatori di qualità, a livello comunale, che permettono una visione di insieme sui rischi di esposizione a terremoti, eruzioni vulcaniche, frane e alluvioni, attraverso l’integrazione di dati provenienti da varie fonti istituzionali, quali Istat, INGV, ISPRA, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Nel sito compaiono due sezioni distinte: “Indicatori” e “Cartografia”.
La sezione “Indicatori” consente di visualizzare e scaricare oltre 140 variabili a livello comunale relative a: superficie e altre caratteristiche territoriali; rischio sismico, idrogeologico (frane e alluvioni) e vulcanico; stato degli edifici a uso residenziale e delle abitazioni (tipo di materiale utilizzato per la costruzione, numero dei piani fuori terra, epoca di costruzione dei fabbricati e distribuzione delle abitazioni per tipologia di occupanti); numero dei beni culturali presenti nel territorio comunale; indicatori demografici di contesto, quali variazione della popolazione, densità abitativa, indici di vecchiaia e di dipendenza strutturale, vulnerabilità sociale e materiale e numerose altre variabili.

La sezione “Cartografia” permette invece di produrre mappe interattive delle variabili a livello comunale su oltre 20 principali tematiche informative.
Molto ricco è il set di metadati riferiti a dati e indicatori – anch’esso navigabile interattivamente – che ne descrive contenuto, fonti, aspetti metodologici e link di approfondimento.

Chiusura estiva

Cardine srl vi augura buone vacanze e comunica che dal 14 al 26 agosto osserverà il periodo di chiusura estiva.
Vi informa, inoltre, che resterà sempre attivo un numero di reperibilità 24ore su 24 per interventi urgenti: 3346702360.

Fango e detriti nel Vallo di Diano, frana causata dai recenti incendi

Nel tardo pomeriggio di ieri a San Rufo si è abbattuto un violento nubifragio, e il centro abitato è stato invaso da una valanga di detriti e fango proveniente dalla montagna.

Le cause della frana sono attribuibili al vasto incendio boschivo del 11 Luglio scorso che ha devastato il territorio con oltre 200mila euro di danni.

Due chilometri in fiamme sul Vesuvio la scorsa settimana e centinaia di roghi nel Vallo di Diana e in tutto il territorio della Campania, questo è il triste bilancio di luglio, che ha già visto bruciare oltre 150 ettari boschivi. Fuochi dolosi, appiccati da sciagurati, che mettono a rischio la sicurezza delle persone, deturpano la bellezza del nostro territorio e ne danneggiano gravemente l’economia.

Ogni ettaro di bosco distrutto dal fuoco, oltre alle ferite ambientali e paesaggistiche, comporta un aggravio in termini di costi diretti e indiretti a carico della collettività stimabile in circa 20mila euro, cifra che include, oltre i costi delle opere di spegnimento e di rinverdimento dell’area, anche lo smaltimento dei residui legnosi bruciati e il valore del materiale legnoso perduto nell’incendio.

Purtroppo dopo questi disastri, la preoccupazione più grande è rivolta alle prime violente piogge, come quella di ieri: le montagne, senza la rete di protezione delle radici e interamente ricoperta da cenere e resti d’incendio, diventa fragile e pericolosa, un acquazzone intenso potrebbe trasformare il terreno in fango e poi il fango in frana.

L’erosione del suolo risulta tanto più pronunciata quanto maggiore è l’intensità dell’incendio, la pendenza del suolo e più abbondanti le precipitazioni. L’acqua che giunge al suolo e che non viene più trattenuta dallo strato vegetale diventa acqua di scorrimento superficiale che trascina con sè particelle di terreno.

Per prevenire il dissesto idrogeologico è essenziale, dunque, il monitoraggio delle superfici montane e collinari percorse dal fuoco con lo scopo primario di individuare e perimetrare tali aree a rischio. In seconda fase sarà necessario valutare i livelli di danno e predisporre le migliori misure di sicurezza per le aree interessate, ed effettuare interventi come la messa in sicurezza e il consolidamento dei costoni rocciosi nelle aree in cui vengono rilevate parti o frammenti che soggetti al rischio di distacco e di caduta.

Luglio, in Campania incendi e danni al territorio, aumenta il rischio idrogeologico

Due chilometri in fiamme sul Vesuvio la scorsa settimana e centinaia di roghi in tutto il territorio della Campania, questo è il triste bilancio di luglio, che ha già visto bruciare oltre 150 ettari boschivi.

Fuochi dolosi, appiccati da sciagurati, che mettono a rischio la sicurezza delle persone, deturpano la bellezza del nostro territorio e ne danneggiano gravemente l’economia.
Ogni ettaro di bosco distrutto dal fuoco, oltre alle ferite ambientali e paesaggistiche, comporta un aggravio in termini di costi diretti e indiretti a carico della collettività stimabile in circa 20mila euro, cifra che include, oltre i costi delle opere di spegnimento e di rinverdimento dell’area, anche lo smaltimento dei residui legnosi bruciati e il valore del materiale legnoso perduto nell’incendio.

Purtroppo dopo questi disastri, la preoccupazione più grande è rivolta all’autunno, alle prime violente piogge: le montagne, senza la rete di protezione delle radici e interamente ricoperta da cenere e resti d’incendio, diventa fragile e pericolosa, un acquazzone intenso potrebbe trasformare il terreno in fango e poi il fango in frana.
L’erosione del suolo risulta tanto più pronunciata quanto maggiore è l’intensità dell’incendio, la pendenza del suolo e più abbondanti le precipitazioni. L’acqua che giunge al suolo e che non viene più trattenuta dallo strato vegetale diventa acqua di scorrimento superficiale che trascina con sè particelle di terreno.
Per prevenire il dissesto idrogeologico è essenziale, dunque, il monitoraggio delle superfici montane e collinari percorse dal fuoco con lo scopo primario di individuare e perimetrare tali aree a rischio. In seconda fase sarà necessario valutare i livelli di danno e predisporre le migliori misure di sicurezza per le aree interessate, ed effettuare interventi come la messa in sicurezza e il consolidamento dei costoni rocciosi nelle aree in cui vengono rilevate parti o frammenti che soggetti al rischio di distacco e di caduta.